Dove vedere la Londra sopravvissuta al Grande Incendio

Nel 1666 un devastante incendio distrusse la maggiorparte dell’antica City. Pochissimi edifici sono miracolosamente sopravvissuti fino ad oggi… ecco dove trovarli.

Siamo nel 1666. Un sabato sera di fine estate Thomas Farrinor , un fornaio del Re, prima di ritirarsi per la notte si dimentica di spegnere il fuoco al primo piano nella sua abitazione di Pudding Lane. Poco dopo mezzanotte alcune scintille ardenti finiscono sulla legna posta nelle vicinanze…

E fu così che Londra si trovò ad affrontare una delle più devastanti calamità della sua storia: The Great Fire, il Grande Incendio. 

Quella notte Farrinor riuscì a scappare dall’edificio in fiamme uscendo da una finestra del piano superiore insieme alla famiglia. La sua domestica invece non riuscì a fuggire e fu la prima vittima a morire tra le fiamme.

The Anchor, sulla riva sud del Tamigi

A quei tempi gli incendi erano estremamente comuni ma spesso venivano domati in breve tempo. Il Sindaco di allora, sir Thomas Bloodworth,  pensò probabilmente che questo non sarebbe stato diverso dagli altri, quando, svegliato dalla notizia,  dichiarò senza scomporsi: “una donna potrebbe estinguerlo con una pisciata!”

Ma questa volta le cose andarono diversamente. L’estate era stata particolarmente calda e secca e quel giorno soffiavano forti venti.  Il fuoco si propagò quindi velocemente nel labirinto di strade contornate da edifici in legno e nei vicoli così angusti che il sole vi filtrava a fatica. Gli sforzi per tenere sotto controllo l’incendio ben presto fallirono e in poche ore il panico cominciò a diffondersi per la città.

Mentre il fuoco infuriava, la gente cercò di lasciare la città e si riversò sul Tamigi nel tentativo di fuggire in barca. La cattedrale di St. Paul fu devastata dalle fiamme. Il piombo del tetto si sciolse e si riversò sulla strada come un fiume, e la grande cattedrale crollò.  

Samuel Pepys, il noto diarista, ha riportato un affascinante e drammatico  resoconto di prima mano. Infatti assistette all’Incendio dall’ Anchor pub che si trova sulla riva sud del Tamigi dove il fuoco non arrivò.

L’incendio venne estinto 4 giorni dopo.  L’80% della City era andata distrutta: 13.200 case e 87 chiese erano state inghiottite dalle fiamme.

La ricerca dei colpevoli e la ricostruzione della città

Miracolosamente le vittime furono pochissime (meno di dieci, riportano le fonti). In migliaia però non avevano più una casa.

Sebbene il Grande Incendio sia stato una catastrofe, a posteriori ne scaturirono benefici per la città. Le strade sovraffollate e piene di malattie erano state spazzate via e una nuova Londra rinacque dalle sue ceneri.

Sir Christopher Wren ebbe il compito di ricostruire Londra e  la nuova  Cattedrale di St. Paul, oltre ad altre  52 chiese.  Il suo lavoro ha trasformato la vecchia Londra tudoriana nella maestosa ed imponente città che conosciamo oggi.

Nel frattempo un certo Robert Huber, un orologiaio francese con problemi mentali, si dichiarò colpevole di avere appiccato l’incendio. Le autorità non persero tempo ad indagare e venne giustiziato senza esitazione, salvo poi scoprire successivamente che il poveretto non si trovava neanche a Londra al momento dell’incendio. Si parlò anche di un complotto  Cattolico,   ma alla fine si decise di attribuire la colpa al… peccato di ghiottoneria!

Ecco le parole di un anonimo predicatore:

«La calamità non fu dovuta al peccato di blasfemia, perché in quel caso avrebbe avuto inizio a Billingsgate, né per oscenità perché allora Drury Lane sarebbe stata la prima a prender fuoco, né per menzogna perché allora le fiamme avrebbero raggiunto la City da Westminster Hall. No, fu causata dal peccato di gola perché iniziò a Pudding Lane e finì a Pye Corner.»  

Billingsgate era il mercato del pesce, e grazie al linguaggio senza fronzoli era diventato sinonimo di linguaggio volgare ed offensivo. Drury Lane a Covent Garden era una delle zone più malfamate di Londra e l’attività principale  lì era la prostituzione, Westminster era, ed è tuttora, la sede del potere. Pudding Lane (=la via del budino) era la sede di fornai e pasticceri…

Gli edifici sopravvissuti

Il Grande incendio è quindi il motivo per cui gli edifici nella City risalenti a prima del 1666 sono estremamente rari, ma curiosando qua e là è ancora possibile trovare qualche preziosa ed interessante traccia del passato.

Guildhall

L’antico Municipio risale al 1411. Il fatto di essere uno dei rari edifici in pietra di quel periodo, lo salvò dalla potenza del fuoco,  ma non senza danni.  Il tetto infatti dovette essere totalmente ricostruito nel  1670.

St. Bartholomew Gatehouse

Si erige orgogliosamente all’ingresso di una delle più antiche chiese della città: St Bartholomew  Gatehouse è un raro esempio della Londra dei Tudor. Venne miracolosamente risparmiata dalla fiamme grazie alla protezione delle enormi mura del vicino Priorato. 

Un fatto curioso: se foste passati di qui alla fine del 1800 non l’avreste vista… infatti ad un certo punto del XVIII secolo a qualcuno venne in mente di costruire una facciata georgiana su quella originale di legno Tudor. In questo modo l’edificio originale svanì nell’oscurità per oltre  due secoli. Fu solo nel 1917, quando il bombardamento tedesco dello Zeppelin  danneggiò l’edificio, che la facciata originale riapparì magicamente riapparì tra le macerie. 

The Staple Inn

Staple Inn è un magnifico edificio storico situato a High Holborn, risalente al 1292 (ma la struttura a graticcio è del 1585),  inizialmente usato come mercato della lana. 

Mentre per gli storici si tratta indubbiamente di uno dei monumenti più famosi nel centro di Londra, spesso passa inosservato agli occhi dei turisti un pò frettolosi. 

Negozi e caffetterie occupano il piano terra, ma devono rispettare canoni estetici molto rigidi nell’esposizione delle loro insegne.  Se passate da queste parti non perdete l’occasione di bervi un buon espresso all’italiana presso la più affascinante location del Caffè Vergnano di Londra. 

La Torre di Londra

Inutile dire che il più antico edificio di Londra,  risalente  al 1080, è un superstite del Grande Incendio. 

Le fiamme, infatti, si avvicinarono molto alla fortezza. Le guardie della Torre si salvarono la vita facendo saltare in aria edifici vicini e bloccando così l’avanzata delle fiamme. Perfortuna questo tentativo ebbe successo: la torre conteneva allora  circa 500 tonnellate di polvere da sparo. Se il fuoco l’avesse raggiunto, i turisti oggi – come qualcuno ha detto – “ visiterebbero il Vasto Cratere di Londra”.

Prince Henry’s Room

Prince Henry’s Room è un imponente edificio in legno che si trova sopra l’ingresso di Inner Temple Lane al numero 17 di Fleet Street. Risale al 1610 e sembra che il nome derivi da quello del pub che si trovava originariamente nell’edificio. 

Il Grande Incendio fu fermato a poche porte ad est da questo punto.

Old Curiosity shop 

Costruito nel 1567 sembra essere il negozio più antico di Londra. Sopravvisse al Grande Incendio in quanto le fiamme si estinsero poche centinaia di metri da qui. La dichiarazione sulla facciata non è veritiriera. Anche se è possibile che Dickens abbia visitato questo negozio, perchè non abitava molto lontano, tuttavia tale insegna è stata messa lì nel 1868 dal proprietario del negozio (un libraio) per ottenere vantaggio dalla fama dello scrittore. Tuttavia, dobbiamo essere grati a questo “arguto imbroglione” perchè grazie  alla fama acquisita dall’edificio, è stato salvato dalle opere di modernizzazione e ricostruzione dell’area.  

Se siete interessati ad approfondire il tema del Grande Incendio, e cosa ha rappresentato per la città di Londra, non mancate di fare una visita al Museum of London.  Spesso ignorato  a favore di altri piu famosi musei di Londra, è l’unico dedicato interamente alla storia di questa affascinante città. Molto adatto anche alle famiglie con bambini, grazie all’alto livello di interattività, offre una didattica coinvolgente.  Come molti altri musei è gratuito e si trova nella zona di Barbican, facilmente raggiungibile con la Tube. 

2 pensieri riguardo “Dove vedere la Londra sopravvissuta al Grande Incendio

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