Musei di Londra: la National Portrait Gallery attraverso i ritratti di 9 donne speciali (e ½)

Londra ospita una moltitudine di musei interessanti, grandi e piccoli.  Tra i più noti non si possono non ricordare la National Gallery, il British Museum, il Victoria and Albert Museum, la Tate Modern, il National History Museum ed il Science Museum. 

Se avete gia’ visitato questi spettacolari templi del sapere  (e credetemi ne vale assolutamente la pena!), vi consiglio di ritagliarvi un paio di ore per visitare la National Portrait Gallery.

Situata proprio dietro a Trafalgar Square è una galleria d’arte che ospita una collezione di ritratti di personaggi britannici storicamente importanti e famosi.  A differenza di altre gallerie  d’arte, qui i  ritratti sono stati selezionati sulla base del significato del personaggio raffigurato, più che per il talento dell’artista. La collezione comprende fotografie, caricature, dipinti, disegni e sculture. 

Le opere sono organizzate cronologicamente, cominciando dalle prime sale dedicate al periodo Tudor fino ad arrivare ai giorni nostri. Sul sito internet della galleria si possono trovare proposte di tour a tema per orientarsi tra gli oltre 11.000 ritratti; si può quindi seguire il percorso che porta a scoprire i ritratti di attrici famose, dell’evoluzione della moda, di re e di regine, degli autoritratti, e tanti altri ancora.  

Qui vi propongo un mio breve percorso tematico attraverso i ritratti di 9 donne (e mezzo…) che mi hanno particolarmente ispirata od incuriosita e che, a modo loro, hanno lasciato un segno nella storia.

Elisabetta I e il tormentato rapporto con la sua fisicita’

Sebbene esistano molti ritratti di Elisabetta I, in realta’ lei raramente posò di persona. In pochissime occasioni fu soddisfatta del modo in cui veniva ritratta e la maggior parte delle opere venne fatta distruggere subito dopo essere stata realizzata.  Questo ritratto sembra sia l’unico rimasto per il quale la regina abbia posato. Il modello del volto fu poi replicato in altre opere per il resto del suo regno.

Mano a mano che il suo aspetto deteriorava, per l’età e per lo stile di vita, Elisabetta fu sempre più restia a farsi immortalare.  Ci dobbiamo quindi affidare alle descrizioni dei cortigiani e degli ospiti occasionali della Corte per avere informazioni sul suo aspetto negli ultimi anni. La Regina cominciò ad indossare uno spesso strato di trucco bianco per coprire le cicatrici del vaiolo che contrasse nel 1562; cominciò ad indossare una parrucca di colore rosso acceso per coprire la perdita dei capelli; rimase inoltre quasi senza denti a causa della quantità smodata di zuccheri che era solita mangiare (essendo notoriamente golosissima di dolci).

Fu cosí che negli ultimi anni della sua vita Elisabetta arrivò ad odiare la sua immagine e addirittura a rifiutare la presenza di specchi nei suoi appartamenti privati.

Elisabetta I

 Anna Bolena e la fondazione della Chiesa d’Inghilterra  

La storia della Bolena e’ molto nota: la folle passione di Enrico VIII per questa ambiziosa ed affascinante fanciulla lo porto’ ad una rottura con la Chiesa di Roma (che non gli voleva concedere il divorzio da Caterina D’Aragona) e alla fondazione della Chiesa d’Inghilterra. Quando Enrico ed Anna si sposarono nel 1533, lei era gia’ incinta di colei che diventera’ regina, col nome di Elisabetta I. 

Il volubile Enrico VIII però presto si stancò dell’intraprendente Anna e dopo neanche tre anni di matrimonio ( e l’assenza di un erede maschio) fece condannare a morte Anna per tradimento ed incesto.  La loro figlia divenne quindi una bastarda. A quei tempi nessuno poteva immaginare che un giorno il destino l’avrebbe destinata al trono dell’Inghilterra.   

Fu cosí che dopo l’esecuzione di Anna Bolena, Enrico fece distruggere tutto ciò che riguardava l’ex consorte, compresi i ritratti. Ecco perchè non sono rimasti ritratti dipinti del periodo in cui era in vita, ma solo riproduzioni successive. D’altra parte se l’obiettivo di Enrico era quello di consegnare all’oblio della storia la figura di Anna Bolena, beh, certamente non riuscí nel suo intento. Decine di libri e moltissimi film infatti sono stati dedicati a questa enigmatica figura ed alla sua vita.

Anna Bolena

Christabel Panchrust e il movimento delle suffragette

Christabel fu una figura molto influente nel movimento delle suffragette nella Gran Bretagna edoardiana e fu uno dei leader della WSPU (Unione sociale e politica delle donne). La Panchhrust vedeva nel WSPU, che ammetteva solo le donne come membri,  un importante strumento per favorire un senso di sorellanza fra donne che consentisse loro di articolare le loro richieste politiche e sociali.

Fu una figura alquanto discussa in quanto sostenitrice della “strategia militante”. Secondo la Panchrust infatti le donne erano state troppo sottomesse e dovevano diventare più assertive sui loro diritti democratici, anche utilizzando la sommossa e gli atti di vandalismo se necessario.

D’altra parte non va dimenticato che la campagna per il voto parlamentare alle donne in Inghilterra andava avanti da ormai 50 anni.  I metodi costituzionali e pacifici, come quella di  presentare una petizione annuale al Parlamento, non avevano portato ad alcun risultato.

E’ grazie a donne come Christabel che l’anno scorso l’Inghilterra ha festeggiato il centenario del suffragio femminile.

Tuttavia, è sempre importante ricordare i limiti della legge del 1918: tale legge escludeva dal voto le  donne senza proprietà, e quindi la quasi totalita’ delle donne della classe operaia. Tuttavia, tale legge aveva infranto le discriminazioni sessuali, e da allora fu chiaro che era solo questione di tempo prima che la piena uguaglianza nelle votazioni arrivasse. Questo infatti avvenne 10 anni dopo, nel 1828.

(Non fa mai male ricordare in Italia le donne ottennero il diritto di votare solamente a partire dal 1945).

Christabel Panchrust

La stravagante vita del Chevalier D’Eon

In questa carrellata di donne fuori dal comune, ho voluto inserire anche questo peculiare personaggio storico.

Soldato e diplomatico, il Cavalier d’Eon fu uno dei personaggi più pittoreschi e celebrati della Gran Bretagna del XVIII secolo. Nato in Francia, il cavaliere visse a Londra dal 1762 al 1810:  fino al 1777 come uomo e dal 1786-1810…. come donna!  

Durante entrambi queste fasi della sua vita d’Eon rimase una figura nota nella politica internazionale, nell’alta società e nella cultura popolare.

D’Eon venne per la prima volta a Londra nel 1762 come parte dell’ambasciata francese e aiutò a negoziare la Pace di Parigi, che pose fine alla guerra dei sette anni. Nonostante fosse stato insignito della Croix de St Louis, d’Eon si rifiuto’ di tornare in Francia quando richiamato. Denunciò invece la corruzione ministeriale francese e minacciò il re di Francia di rendere note informazioni segrete.  

Per comprare il suo silenzio Luigi XVI offrì al cavaliere una pensione ufficiale nel 1775, ma con la condizione, alquanto peculiare, che d’Eon avrebbe dovuto d’ora in poi vestirsi da donna. In realta D’Eon sembra avesse gia’ svolto diverse missioni in abiti femminili e la sua sessualita’ era estremamente ambigua. 

Benchè in Inghilterra ci furono continue speculazioni e scommesse sul suo genere, nel complesso l’idea di d’Eon come donna fu accettata. 

Lo status di celebrità di D’Eon fu di per sé un risultato considerevole. Egli è stato il primo uomo apertamente travestito nella storia britannica. Nessun travestito o transessuale godette più di tale riconoscimento pubblico fino alla fine del XX secolo. 

Chevalier D’Eon

I quarant’anni di lutto della regina Vittoria

Uno dei monarchi più iconici della storia, la regina Vittoria divenne regina ad appena 18 anni e regnò per più di 60 anni. Fu imperatrice del più grande impero del mondo e il suo nome denota un’intera epoca della storia britannica. Grande influenza nella sua vita ebbe il marito Alberto. Nel corso dei loro 21 anni di matrimonio, Victoria e Alberto ebbero 9 figli. Molti dei quali vennero fatti sposare in varie monarchie europee, e nel giro di un paio di generazioni i discendenti di Victoria si diffusero in tutto il continente. I suoi 42 nipoti potevano essere trovati nelle famiglie reali di Germania, Russia, Grecia, Romania, Svezia, Norvegia e Spagna.

Nel corso del suo regno di 63 anni, Vittoria uscí indenne da almeno sei seri attentati alla sua vita, alcuni dei quali scampati per un pelo.

Il 14 dicembre 1861, la vita di Vittoria fu scossa dalla morte del suo amato marito, Alberto. Poiché il principe aveva solo 42 anni e godeva di buona salute, la sua morte per tifo fu totalmente inaspettata. Fu un durissimo colpo per la regina, che si era sempre appoggiata molto al marito sia politicamente che emotivamente.

Dopo la morte di Alberto, Vittoria si ritirò dalla vita pubblica. Consumata dal dolore, cadde in uno stato di depressione e cominciò a trascurare i suoi doveri reali. Fu solo nel 1870 che fu costretta a tornare gradualmente alla vita pubblica. 

Tuttavia non si riprese mai completamente. Continuò a vestirsi di nero per tutta la vita  e adottò elaborati rituali di lutto che divennero una sorta di ossessione. Per esempio ogni mattina faceva disporre i vestiti del marito pronti per essere indossati.  Questo proseguí fino alla sua morte, 40 anni dopo, nel 1901.

La Regina Vittoria

Mary Shelley e la creazione di Frankestein

Mary Wollstonecraft Shelley, è universalmente conosciuta come l’autrice di Frankenstein, il suo capolavoro, scritto quando aveva appena 19 anni.

Figlia del filosofo William Godwin e della scrittrice Mary Wollstonecraft, Mary aveva 14 anni quando incontrò  l’affascinante e talentuoso poeta Percy Bysshe Shelley.

Quando si incontrarono  lui aveva 21 anni era gia’ sposato ed aveva due figli. Questo però non impedí loro di innamorarsi e fuggire in Francia due anni dopo, destando grande scandalo. Mary dovette convivere con le conseguenze di questa sua scelta per il resto della vita.  La vita con Percy si rivelò complicata e spesso tormentata, ma anche estremamente stimolante dal punto di vista intellettuale.

La storia della nascita del suo capolavoro è piuttosto nota: la coppia era ospite di Lord Byron nella sua villa in Svizzera. Era una giornata uggiosa ed il gruppo di amici, di cui faceva parte anche il giovane medico John Polidori, stava trascorrendo il pomeriggio leggendo storie di fantasmi. Lord Byron suggerí per spezzare la noia che tutti si cimentassero nella scrittura di una propria storia dell’orrore. Fu cosí che, da questo pomeriggio piovoso, scaturirono due dei più noti racconti gotici della storia della letteratura: Frankenstein o il moderno prometeo scritto da Mary Shelley ed Il Vampiro di John Polidori.

Mary faticò molto per far pubblicare il suo romanzo ed alla fine dovette accettare che venisse pubblicato sotto uno pseudonimo maschile. Ci vollero alcuni anni prima che, grazie anche all’aiuto del padre, il libro uscisse col nome dell’autrice sulla copertina.

Mary Shelley

 Le sorelle Brönte e il selvaggio Yorkshire  

Pur non possedendo grandi qualità artistiche, questo ritratto ha un enorme valore storico essendo l‘unico esistente delle tre sorelle Brönte: Charlotte, Anne ed Emily. E’ noto come le tre sorelle furono educate dal padre vedovo, un parroco anglicano, in un clima di grande austerita’. L’eccessivo rigore di tale educazione ebbe ripercussioni gravi sulla loro salute.

Si rifugiarono quindi nell’affetto reciproco, nella selvaggia e splendida natura dello Yorkshire e nel loro mondo di fantasia.  Fu proprio nello Yorkshire, nel villaggio di  Haworth, (dove vissero praticamente tutta la loro vita) che vennero scritti i loro 3 capolavori a breve distanza l’uno dall’altro:  Cime tempestose (Emily), Jane Eyre (Charlotte) ed il meno noto Agnes Grey (Anne).  

Il dipinto conservato alla NPG e’ opera dal loro unico fratello maschio, Branwell, pittore e poeta senza successo. Branwell, alcolizzato ed oppiomane, soffriva di problemi di depressione, e fu sempre una grande preoccupazione per la famiglia. Morì nel 1848 di tubercolosi aggravata da delirium tremens quando aveva 31 anni. In questo dipinto era probabilmente presente anche il suo autoritratto (e’ chiaramente visibile una macchia chiara tra le sorelle) che successivamente fu cancellato per motivi sconosciuti.  

Ma Branwell non fu l’unico della famiglia a morire giovane. Problemi di salute portarono ad una premature morte anche le tre sorelle: Emily morí lo stesso anno del fratello a soli 30 anni,  Anne l’anno successivo a 29 anni, mentre Charlotte morí nel 1855  a 39 anni.  Il padre visse fino a 84 anni, ultimo sopravvissuto della famiglia.  

Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza.

Emily Bronte
Le sorelle Bronte

Il regno di Elisabetta II

Non potevo non terminare questa carrellata di donne formidabili senza citare Sua Maestà la Regina….

Ci sono quasi un migliaio (!) di ritratti della regina Elisabetta II all’interno della collezione della galleria. Quello che vi mostro qui, sembra che le sia particolarmente caro: è stato dipinto in occasione del suo sessantesimo compleanno e lei appare in compagnia di uno dei suoi cagnolini preferiti.

Elisabetta II il 21 aprile compira’ 93 anni (anche se il suo compleanno di Stato verra’ celebrato come sempre il secondo week end di giugno). 

Diventata regina all’età di venticinque anni, il suo regno è il più lungo di tutta la storia britannica; il precedente record apparteneva alla sua trisavola, la Regina Vittoria. 13 Primi Ministri, tra cui Churchill, hanno governato la Gran Bretagna durante il regno di Elisabetta. In qualità di capo del Commonwealth, Elisabetta II è anche regina di Antigua e Barbuda, Australia, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Grenada, Giamaica, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Isole Vergini britanniche, Isole Salomone e Tuvalu. E’ inoltre governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra, comandante in capo delle forze armate, Signora dell’Isola di Man e Baliva di Guernsey e di Jersey.

Circa 125 milioni di persone nel mondo sono suoi sudditi.

Durante la vita di Elisabetta II la famiglia reale ha vissuto alti e bassi, anche nell’affetto del popolo britannico. Ma e’ indubbio che negli ultimi anni abbia riconquistato tutto l’amore e la simpatia degli inglesi, e non solo. 

Una curiosita’: 

Il mese scorso la regina ha pubblicato il suo primo post su Instagram. L’occasione è arrivata in occasione della sua visita allo Science Museum di Londra. La 92enne sovrana ha condiviso con i 4,9 milioni di follower dell’account @RoyalFamily una lettera inviata dal matematico Charles Babbage, al principe Alberto.  In poche ore il post ha ricevuto oltre 1,7 milioni di visualizzazioni.

Il video che ritrae la regina, in un tailleur color arancio acceso, mentre invia il suo primo post da un IPad, ha entusiasmato i social network di tutto il mondo.

Elisabetta II

4 pensieri riguardo “Musei di Londra: la National Portrait Gallery attraverso i ritratti di 9 donne speciali (e ½)

  1. Sempre interessanti i tuoi articoli. Ti seguo con interesse anche su instagram ed apprezzo le tue foto. Complimenti!

  2. Molto interessante questo articolo! Ho fatto volentieri un bel ripasso di storia 🙂 Il National Gallery è il mio museo preferito a Londra, ma non sono mai stata alla Portrait Gallery, sicuramente la prossima volta ci andrò!

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